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Bilinguismo da piccoli: perchè? – Primomodo Educational 1

bilinguismo e ingleseBilinguismo: quanto sono coinvolte plasticità del cervello ed età di esposizione alla lingua?

Il bilinguismo è un fenomeno sempre maggiormente studiato. Anche in Italia siamo più interessati e attenti alla questione, soprattutto, parlando di bambini di lingua nativa italiana, nei confronti della lingua inglese. L’inglese è oggi indispensabile a scuola, nel mondo del lavoro e nella comunicazione globale. Ed ecco quindi l’aumentare di corsi di inglese per bambini ed adulti, scuole bilingue e percorsi di inglese potenziato.

Imparare una seconda lingua da bambini può davvero fare la differenza?

Ci siamo imbattuti in una recente review (ovvero un lavoro di analisi di un gruppo di ricerche scientifiche) pubblicata sulla rivista “Frontiers in Psychology” (1). La review in questione prende in esame il bilinguismo mettendolo in relazione con l’età di esposizione alla lingua e la plasticità del cervello.

Non è un segreto che la variabilità nell’acquisire una seconda lingua sia condizionata da molti fattori: genetica, ambiente, educazione, caratteristiche della lingua stessa, contesto di sviluppo ed età di acquisizione, quest’ultima intesa come età in cui si è esposti alla seconda lingua in modo continuativo e significativo.

Il cervello del bambino è più plastico ed acquisisce una lingua con più facilità

Il bambino acquisisce una o più lingue con estrema facilità rispetto all’adulto. Il cervello è più plastico, più ricettivo e più predisposto.

Il cervello del bambino, rispetto a quello dell’adulto, è maggiormente plastico, modellabile. Questo poiché, nei primi anni di vita, il cervello è “programmato” per acquisire una o più lingue, capacità che nel tempo viene persa (2). Questa informazione suggerisce il vantaggio che comporta  imparare una lingua da piccoli : si fa meno fatica, perché il cervello è come più preparato, più allenato.

Studi recenti hanno inoltre spiegato il decrescere della plasticità con il modello “usa oppure getta”, secondo il quale dopo l’adolescenza i processi di acquisizione del linguaggio sono smantellati poichè, in età adulta, non c’è pressione selettiva nell’imparare una lingua, non c’è urgenza. (3) Se non ho necessità impellente di imparare una lingua, il meccanismo di acquisizione è come se si spegnesse, si addormentasse. Secondo tale modello, verrebbe da pensare che il modo migliore per mantenere la capacità di imparare sia.. non smettere mai di farlo.

Un’altra spiegazione neurobiologica del diminuire della plasticità del cervello con il tempo deriva dal fenomeno biologico chiamato mielinizzazione delle connessioni deputate all’acquisizione del linguaggio. In parole semplici, diventando adulti la mielina, guaina che riveste i neuroni per velocizzare il passaggio delle informazioni tra sinapsi, rende la trasmissione neuronale più efficiente, a spese però appunto della plasticità. (4)
Crescendo quindi, le informazioni viaggiano più velocemente nel cervello, ma si perde quella flessibilità e predisposizione all’imparare in modo naturale e ricettivo tipici dell’età dello sviluppo.

L’età di prima esposizione a una seconda lingua è così importante?

il bilinguismo è più facile in tenera età

Non è possibile imparare una lingua al 100% in età adulta, ma non è mai troppo tardi  per farlo.

Imparare da adulto una seconda lingua come la lingua madre è impossibile, poiché si è oltre il periodo critico in cui si possa farlo. (5) Mettendo in relazione l’età di acquisizione di una lingua ed i risultati, infatti, ci sono tanti modelli e teorie in studio, ma tutte convergono nel dimostrare come, crescendo, la capacità di raggiungere i massimi livelli di una lingua decresca. Ancora una volta le evidenze ci ricordano quindi che sì, l’età di prima esposizione a una lingua fa la differenza. Chi prima comincia parte avvantaggiato.

Tuttavia è interessante notare come alcune persone abbiano raggiunto livelli madrelingua in una seconda lingua acquisita non nei primi anni di vita. Questo è vero però se si considerano solo alcuni aspetti della seconda lingua in questione, a differenza di chi, imparando dalla nascita, raggiunge un bilinguismo pieno, da tutti i punti di vista misurabili e studiabili. (6)

 

Cosa interagisce con l’acquisizione di una lingua oltre all’età?

Oltre al diminuire della plasticità e quindi della predisposizione verso un nuovo linguaggio, altri fattori potrebbero, in parallelo con l’età, spiegare i minori risultati dell’apprendimento all’aumentare dell’età. Ad esempio esperienze linguistiche diverse tra loro, periodi di vita all’estero più o meno lunghi, percorsi di studio variegati ed anche una diversa motivazione dei singoli individui. (7)

Ci sono differenze nell’imparare una lingua da persona a persona?

cosa hanno in comune tutti i bilngue

Ci sono delle caratteristiche ricorrenti in chi impara le lingue con maggiore facilità.

E’ indubbio che la capacità di imparare una lingua vari enormemente da un individuo all’altro. Non tutte le ricerche tuttavia concordano nel definire i concetti di abilità, attitudine, talento e predisposizione al bilinguismo.

E’ interessante però che chi ottiene i risultati migliori nell’imparare più di una lingua a livelli madrelingua-simili abbia dei tratti tipici : una buona memoria, una grande motivazione all’imparare e una capacità di applicare ed analizzare le proprie conoscenze delle diverse lingue mettendole in relazione tra loro. In aggiunta, i soggetti che apprendono meglio hanno un punteggio alto nei test di intelligenza, sono creativi, tenaci e coscienti delle proprie capacità. (8)

 

 

 

 

Bibliografia

(1) Birdsong D (2018) Plasticity, Variability and Age in Second Language Acquisition and Bilingualism. Front. Psychol. 9:81.
(2)Lenneberg, E. H. (1967). Biological Foundations of Language. New York, NY: Wiley.
(3) Hurford, J. R. (1991). The evolution of the critical period for language acquisition. Cognition 40, 159–201. doi: 10.1016/0010-0277(91)90024-X
(4) Pulvermüller, F., and Schumann, J. H. (1994). Neurobiological mechanisms of language acquisition. Lang. Learn. 44, 681–734. doi: 10.1111/j.1467-1770.1994.tb00635.x
(5) Hakuta, K., Bialystok, E., and Wiley, E. W. (2003). Critical evidence: a test of the critical-period hypothesis for second-language acquisition. Psychol. Sci. 14, 31–38. doi: 10.1111/1467-9280.01415
(6) Birdsong, D. (2006). Age and second language acquisition and processing: a selective overview. Lang. Learn. 56, 9–49. doi: 10.1111/j.1467-9933.2006.00353.x
(7) Vanhove, J. (2013). The critical period hypothesis in second language acquisition: a statistical critique and a reanalysis. PLoS One 8:e69172. doi: 10.1371/journal.pone.0069172
(8) Biedro A., and Pawlak, M. (2016). New conceptualizations of linguistic giftedness. Lang. Teach. 49, 151–185. doi: 10.1017/S0261444815000439

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